La multiproprietà cambia volto – dal “Il Sole 24 ore”

gennaio 10, 2011

In Italia la multiproprietà sta cambiando volto. Nel triennio 1999-2001, quando si registrò un boom di questa tipologia di investimento per le vacanze, la quasi totalità dei contratti erano di tipo tradizionale, con il trasferimento dei millesimi di un bene immobile in cambio del diritto di godimento “turnario” sul bene. Comunemente con il termine di multiproprietà o timeshare si intende infatti la possibilità di utilizzare in via esclusiva un bene mobile o immobile per un periodo di tempo determinato, ripetibile di anno in anno, un obiettivo raggiungibile in maniere molto diverse tra loro.

Negli ultimi tempi la multiproprietà viene invece sempre di più intesa non come investimento immobiliare ma come prodotto di vacanza limitato nel tempo e per periodi sempre più brevi. Per questo, alla formula tradizionale – che resta comunque predominante con il 60% del totale -, si sono affiancate altre tipologie di timesharing ¬´tra cui – stima il consulente immobiliare Davide Favaron, presidente di Assomulti – il trust e il multiaffitto che pesano circa per un 15% l”uno, la multiproprietà alberghiera (5%) e altre formule (5%) come quella a punti e il trust. Anche Ettore Parlato Spadafora, presidente dell”Associazione italiana del timeshare e della multiproprietà, conferma il passaggio dalla multiproprietà perenne a quella a tempo determinato, perch√© le famiglie cercano sempre di più di sottrarsi ai mille obblighi del proprietario indirizzandosi verso formule più flessibili – ¬´che costano più o meno lo stesso¬ª dice l”avvocato – e da cui è più semplice uscire. Inoltre rivendere una multiproprietà immobiliare è quasi impossibile. ¬´Anche nell”immobiliare – conclude – accade ciò che si verifica con le auto e le barche, con l”aumento di coloro che non le comprano più ma le noleggiano o le prendono in leasing. Tra le nuove formule quella alberghiera - per esempio quella proposta da Domina – è una sottospecie della formula tradizionale. La peculiarità consiste nel fatto che l”immobile è un albergo e pertanto deve essere aperto al pubblico e gestito con determinati requisiti di professionalità stabiliti dalla legge. Anche in questo caso vengono trasferiti in proprietà, sempre con rogito notarile, i millesimi dell”albergo, che viene dato in locazione a un gestore professionale, mediante un contratto di locazione pluriennale. Il soggiorno in albergo nel periodo predeterminato viene fornito a condizioni favorevoli rispetto a quelle di mercato.\r\nC”è poi la formula del multiaffitto o multilocazione – in cui la proprietà viene venduta per un tempo determinato (da 10 a 30 anni) – e quella a punti in cui vengono appunto venduti punti che danno diritto al soggiorno nei residence del network in un determinato arco temporale, di solito da 10 a 20 anni. Ma anche per sempre, come nel caso della società svizzera Hapimag.Il trust è invece la formula più diffusa nel mondo del timeshare ed è usata in Spagna, Portogallo e nei Paesi anglosassoni. In questo caso l”immobile viene affidato a una società fiduciaria – il trust appunto, per esempio Marriott vacation club international e First national trustee company – che ha l”obbligo di farlo godere agli appartenenti ad un determinato club. Quello che viene venduto ai consumatori è infatti il diritto di appartenenza a tale club. Tra le formule in disuso c”è invece quella azionaria, in cui si diventa soci di una società che però poteva fallire. Infine, in maniera trasversale a molte di queste tipologie ci sono i circuiti di scambio che consentono di scambiare la propria settimana con altre di altre società. Gli operatori più importanti sono Rci, che conta 3.700 resort affiliati, e Interval international. Per “scambiare” la settimana si pagano, con Rci, 139 euro a scambio.\r\n\r\n

Posted on gennaio 10, 2011 at 12:27

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